777 191. Fu suo desiderio costante
e vigile premura mantenere tra i figli il vincolo dell'unità,
in modo che vivessero concordi nel grembo di una sola madre
quelli che erano stati attratti dallo stesso spirito e generati
dallo stesso padre. Voleva che si fondessero maggiori e minori,
che i dotti si legassero con affetto fraterno ai semplici,
che i religiosi pur lontani tra loro si sentissero uniti dal
cemento dell'amore.
778 Una volta raccontò loro questa parabola
ricca di significato. « Ecco, supponiamo che si faccia
un Capitolo generale di tutti i religiosi che sono nella Chiesa
! Poiché vi sono dotti e ignoranti, sapienti ed altri
che sanno piacere a Dio, pur essendo senza cultura, viene
incaricato a parlare uno dei sapienti e uno dei semplici».
Il sapiente riflette - non per niente è dotto! - e
pensa tra sé: «Non è questo il luogo di
fare sfoggio di dottrina, perché vi sono qui luminari
di scienza, e neppure farmi notare per ricercatezza nell'esporre
cose sottili fra persone di ingegno sottilissimo. Forse sarà
più fruttuoso parlare con semplicità».
Arriva il giorno fissato e si radunano insieme tutte le comunità
dei santi assetate di udire il discorso. Avanza il sapiente
vestito di sacco, la testa cosparsa di cenere e, con meraviglia
di tutti, predicando più con l'atteggiamento, dice
brevemente: «Abbiamo promesso grandi cose, maggiori
sono promesse a noi; osserviamo quelle ed aspiriamo a queste.
Il piacere è breve, la pena eterna, piccola la sofferenza,
infinita la gloria. Molti i chiamati, pochi gli eletti, ma
tutti avranno la retribuzione!».
Scoppiano in lacrime gli ascoltatori col cuore compunto e
venerano come santo quel vero sapiente.
«Ecco - esclama in cuor suo il semplice - questo sapiente
mi ha portato via tutto ciò che avevo stabilito di
fare e di dire. Ma so io cosa fare. Conosco alcuni versetti
dei salmi. Farò io la parte del sapiente, giacché
lui ha fatto quella del semplice». Giunge la sessione
del giorno dopo, il frate semplice si alza a parlare e propone
come tema un salmo. E, infervorato dallo Spirito di Dio, parla
con tanto calore, acume e dolcezza, seguendo il dono dell'ispirazione
celeste, che tutti sono pieni di stupore ed esclamano giustamente:
«Con i semplici parla il Signore».
192. Dopo aver esposto la parabola, l'uomo
di Dio la commentava così: «La grande assemblea
è il nostro Ordine, quasi un sinodo generale che si
raccoglie da ogni parte del mondo sotto una sola norma di
vita. In questo i sapienti traggono a loro vantaggio le qualità
proprie dei semplici, perché vedono persone senza cultura
cercare con ardore le cose celesti e, pur senza istruzione
umana, raggiungere per mezzo dello Spirito la conoscenza delle
realtà spirituali.
«In questo Ordine anche i semplici traggono profitto
da ciò che è proprio dei sapienti, quando vedono
umiliarsi con loro allo stesso modo uomini illustri, che potrebbero
vivere carichi di onori in questo mondo. Da qui - concluse
- risalta la bellezza di questa beata famiglia, che per le
sue molteplici qualità forma la gioia del padre di
famiglia».